La traiettoria e lo stile che hanno reso Josemaría una protagonista del padel mondiale
- Profilo: giocatrice spagnola nata nel 1996, mancina e specialista del gioco offensivo.
- Risultati 2026: 6 titoli, 46 vittorie e 11 sconfitte nel circuito Premier Padel al 14 settembre.
- Carriera: 23 titoli e un bilancio complessivo di 194 vittorie su 234 partite nel circuito indicato dalla FIP.
- Coppia attuale: dal 2026 gioca con Bea González dopo la conclusione della storica collaborazione con Ari Sánchez.
- Lezione tecnica: aggressività, anticipo e capacità di aprire gli angoli contano più della sola potenza.

Chi è Paula Josemaría e perché è così importante
Paula Josemaría Martín è una giocatrice spagnola originaria di Moraleja, in Estremadura. È nata il 31 ottobre 1996 e ha iniziato praticando tennis, esperienza che ha contribuito a costruire il suo timing e la sua sicurezza nei colpi al volo. Nel padel è arrivata relativamente tardi, a 17 anni, ma la progressione è stata rapidissima.
Nel 2017 ha raggiunto per la prima volta il quadro principale del World Padel Tour. Due anni dopo ha conquistato il Madrid Master, il titolo spagnolo e quello europeo, affermandosi come una delle rivelazioni del circuito. Non la considero una semplice atleta dotata di talento naturale: la sua crescita mostra quanto contino lettura del gioco, lavoro fisico e qualità delle decisioni.
Il profilo della FIP la accredita, al 14 settembre 2026, del quinto posto nel ranking, con 13.931 punti. Nella stagione in corso ha raccolto 6 titoli e un record di 46 vittorie contro 11 sconfitte, mentre il bilancio di carriera nel circuito Premier Padel è di 23 trofei e 194 successi.
| Dato | Situazione aggiornata |
|---|---|
| Data di nascita | 31 ottobre 1996 |
| Luogo di nascita | Moraleja, Spagna |
| Altezza | 1,60 m |
| Mano dominante | Sinistra |
| Posizione attuale | Lato destro con Bea González |
| Ranking FIP al 14 settembre 2026 | Numero 5 |
| Titoli nel 2026 | 6 |
Il ranking, naturalmente, può cambiare di settimana in settimana. Il dato più interessante è un altro: Josemaría resta stabilmente nel gruppo ristretto delle giocatrici capaci di competere per i titoli più importanti, anche dopo un cambio di compagna che avrebbe potuto rallentare la sua continuità.
La coppia con Ari Sánchez ha segnato un’epoca
Dal 2021 al 2025 Josemaría ha formato con Ari Sánchez una delle coppie più vincenti nella storia del padel femminile. Insieme hanno conquistato 44 titoli, compresi 17 trofei Premier Padel, 26 successi nel World Padel Tour e la FIP World Cup Pairs del 2025.
La forza della coppia nasceva dalla complementarità. Ari Sánchez offriva controllo, costruzione del punto e grande capacità di difendere la rete, mentre la compagna portava accelerazioni, soluzioni mancine e una pressione costante sul lato sinistro del campo. Non era una squadra basata soltanto sull’attacco: il vero vantaggio arrivava dalla possibilità di alternare pazienza e improvvisa velocità.
La loro continuità è stata notevole anche nei numeri. Secondo la FIP, nel Premier Padel hanno vinto 146 delle 173 partite disputate insieme, con una percentuale dell’84,4%. Sono rimaste al vertice del ranking per lunghi periodi tra il 2023 e il 2025, prima che la classifica venisse conquistata da Gemma Triay e Delfi Brea.
La separazione professionale non cancella quel capitolo, ma cambia il modo in cui leggere il presente. A mio avviso, è proprio qui che si vede la maturità di una campionessa: non dipendere da un’unica formula tattica e riuscire a rinnovarsi quando cambiano compagna, schemi e responsabilità.
La nuova sfida con Bea González
Nel 2026 Josemaría ha iniziato una nuova fase al fianco di Bea González. La scelta ha creato una coppia molto offensiva, con due giocatrici capaci di accelerare il gioco e di chiudere il punto quando conquistano la rete. Il loro primo titolo insieme è arrivato al Miami P1, dove hanno superato Gemma Triay e Delfi Brea in tre set.
La collaborazione presenta però una difficoltà tattica precisa. Entrambe sono abituate ad assumersi responsabilità offensive, quindi devono coordinare con attenzione chi prende l’iniziativa, chi copre il centro e chi rallenta lo scambio. Quando due giocatrici vogliono comandare ogni punto, il rischio è lasciare spazi dietro o forzare la giocata prima che l’avversaria sia davvero sotto pressione.
Nel corso della stagione la coppia ha mostrato di saper competere per i titoli più importanti. Ha vinto anche tornei a Miami, Buenos Aires, Asunción, Bruxelles, NewGiza e Valladolid, mentre ha raggiunto la finale a Málaga e Madrid. A Madrid, inoltre, ha superato una semifinale complicata rimontando da 0-5 nel terzo set e salvando tre match point. Questo episodio racconta bene la loro identità, ma anche il margine di crescita ancora presente.
Cosa dovranno migliorare
- Distribuzione degli attacchi, per evitare che entrambe cerchino la chiusura nello stesso momento.
- Gestione dei momenti lenti, soprattutto quando la superficie riduce l’efficacia del remate.
- Copertura del centro, fondamentale quando una giocatrice mancina e una destrimane si scambiano le responsabilità.
- Pazienza sul 30-30, perché nei punti importanti la scelta del colpo pesa più della velocità.
Il loro potenziale è altissimo, ma non lo definirei ancora una coppia perfettamente automatica. Le migliori squadre non vincono soltanto perché colpiscono forte. Vincono perché sanno riconoscere quando accelerare e quando non concedere nulla.
Il gioco di Josemaría spiegato in modo semplice
La spagnola è mancina e gioca con un ritmo molto dinamico. La sua qualità più evidente è la capacità di aprire il campo con il dritto, il pallonetto aggressivo e il remate. La traiettoria mancina crea angoli diversi rispetto a quelli che molte avversarie affrontano abitualmente, soprattutto quando la palla cerca il centro.
Anticipo e pressione
Josemaría cerca spesso di colpire la palla presto, prima che rimbalzi troppo lontano dal corpo. Questo le permette di mantenere le avversarie arretrate e di conquistare spazio verso la rete. Per un giocatore amatoriale la lezione è concreta: l’anticipo non significa correre in avanti senza criterio, ma arrivare preparati sul punto d’impatto.
Remate e variazioni
Il remate è una delle sue armi più spettacolari, ma non è l’unica. Alterna potenza, vibora e bandeja per non rendere leggibile l’attacco. Se il colpo viene giocato sempre alla massima forza, l’avversaria può arretrare e preparare la difesa; la variazione, invece, conserva l’incertezza.
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Uso degli angoli
Una giocatrice mancina può creare linee particolarmente fastidiose con il dritto e con le palle dirette verso il centro. Il punto non è cercare l’angolo impossibile a ogni scambio, bensì costringere l’avversaria a colpire fuori dalla posizione ideale. È un principio che applico spesso anche nell’allenamento dei giocatori di livello intermedio: aprire uno spazio vale più che tentare subito il vincente.
Cosa può imparare un giocatore amatoriale dal suo metodo
Guardare una campionessa può essere utile solo se si trasformano i gesti spettacolari in obiettivi realistici. Copiare il remate di una professionista senza possedere preparazione fisica e tecnica porta spesso a errori, fastidi alla spalla e perdita di controllo.
Io partirei da quattro elementi semplici e misurabili.
- Preparazione della racchetta: portala indietro presto, senza aspettare che la palla sia già addosso.
- Primo passo: dopo il colpo, torna in equilibrio invece di restare fermo a osservare la traiettoria.
- Variazione: alterna una palla profonda, una vibora e una giocata più lenta prima di cercare il punto.
- Comunicazione: stabilisci con il compagno chi prende il centro e chi copre il pallonetto.
Per migliorare il modello di gioco offensivo suggerisco una seduta di 60-75 minuti con 10 minuti di mobilità, 15 minuti di bandeja e vibora, 20 minuti di situazioni con ingresso a rete e 15 minuti di punti a tema. La parte più importante non è colpire più forte, ma imparare a riconoscere la palla giusta da attaccare.
La stessa logica vale per l’alimentazione e il recupero. Un incontro intenso può durare oltre due ore, quindi arrivare disidratati o con poche riserve energetiche riduce lucidità e velocità di reazione. Un pasto completo 2-3 ore prima, acqua durante la partita e una fonte di carboidrati facilmente digeribile nei cambi campo possono aiutare, mentre integratori e strategie più specifiche vanno valutati con un professionista.
Perché la sua carriera merita attenzione anche in Italia
Josemaría è interessante per chi segue i giocatori di padel non soltanto per i titoli, ma perché rappresenta l’evoluzione del ruolo offensivo femminile. La sua altezza di 1,60 m dimostra che la prestazione non dipende da un solo parametro fisico: contano rapidità, tecnica, coordinazione e capacità di leggere il rimbalzo.La sua presenza è particolarmente rilevante per il pubblico italiano anche per il rapporto con il torneo di Roma. Nel 2026 la coppia con Bea González ha raggiunto la semifinale dell’Italy Major, un risultato che conferma quanto il circuito italiano sia diventato un passaggio centrale per le migliori giocatrici del mondo.
Chi vuole studiarla dovrebbe guardare una partita intera, non soltanto gli highlights. Nei video brevi si vedono i vincenti, ma le informazioni più utili stanno nei movimenti senza palla, nella posizione dopo il colpo e nella scelta di rallentare quando l’attacco non è ancora maturo.La lezione più utile che lascia sul campo
La storia di Paula Josemaría mostra che l’eccellenza nel padel nasce dall’equilibrio tra talento individuale e adattamento. Ha costruito una coppia storica con Ari Sánchez, poi ha accettato una nuova sfida con Bea González mantenendo un ruolo da protagonista ai vertici del circuito.
Per chi gioca in Italia, il messaggio è semplice ma tutt’altro che banale. Si può imparare dal suo coraggio offensivo, però il vero salto di qualità arriva quando si aggiungono scelta del momento, equilibrio e collaborazione con il compagno. È questa combinazione, più del singolo remate spettacolare, a trasformare una buona giocatrice in una campionessa completa.
