Nel padel, il lob è il colpo che ribalta più spesso l’inerzia dello scambio: ti toglie pressione, fa arretrare la coppia avversaria e ti rimette nelle condizioni di conquistare la rete. In questa guida al lob padel spiego quando usarlo, come eseguirlo con più precisione, quali errori evitare e come allenarlo senza trasformarlo in un invito all’attacco. Se lo tratti come un colpo di emergenza, ti tradisce; se lo costruisci bene, diventa uno dei tuoi strumenti tattici più preziosi.
Ecco cosa conta davvero nel lob
- Il lob serve soprattutto a guadagnare tempo e a recuperare la rete.
- Funziona meglio su palle comode, con equilibrio e preparazione breve.
- La priorità non è la potenza, ma altezza, profondità e controllo.
- Un lob troppo basso invita alla chiusura, uno troppo forzato regala il punto.
- Allenalo con bersagli chiari: ultimi 2-3 metri del campo e 7 colpi buoni su 10 come riferimento iniziale.
- La versione più alta, il globo a candela, serve soprattutto quando sei sotto pressione o vuoi spezzare il ritmo.
Perché il lob cambia la geometria del punto
Il lob non è un colpo “difensivo” nel senso passivo del termine. È una leva tattica: sposta gli avversari all’indietro, riduce la loro aggressività a rete e ti regala il tempo che serve per rimettere ordine nella posizione di campo.
Io lo considero uno dei colpi più intelligenti del padel proprio per questo motivo. Quando la coppia avversaria sta comandando con volée e pressione, un pallonetto ben costruito cambia la direzione dello scambio in un solo gesto: da sotto controllo a fuori equilibrio.
La cosa più utile da capire è semplice: un buon lob non serve solo a “non sbagliare”. Serve a prendere l’iniziativa senza forzare. E quando questa logica entra davvero nelle gambe, il resto della tecnica diventa molto più naturale.
Da qui nasce la domanda decisiva: in quali situazioni conviene giocarlo davvero, e quando invece è solo un rischio inutile?
Quando conviene giocarlo e quando no
Il lob rende al massimo quando hai tempo per colpire, spazio per prepararti e una palla che ti permette di entrare sotto il rimbalzo. In pratica, cerco il pallonetto soprattutto su palle lente, alte o leggermente corte, quando posso piegare le gambe e accompagnare la traiettoria con calma.
- Situazione favorevole: palla lenta dopo il vetro o dopo un rimbalzo comodo.
- Situazione favorevole: avversari già molto vicini alla rete, quindi più vulnerabili dietro le spalle.
- Situazione favorevole: scambio in cui vuoi abbassare il ritmo e respirare per 2-3 colpi.
- Situazione favorevole: outdoor con vento o sole, quando la parabola alta può complicare la lettura degli avversari.
- Situazione da evitare: palla bassa e veloce, perché ti costringe a forzare il gesto.
- Situazione da evitare: posizione sbilanciata o in corsa laterale, dove la precisione crolla.
La regola pratica che uso spesso è questa: se non riesci a colpire con il corpo stabile e la racchetta sotto la palla, è meglio cercare un colpo più semplice, anche meno appariscente. Il lob “sporco” spesso sembra prudente, ma in realtà consegna un attacco facile.
Quando riconosci il momento giusto, la qualità dell’esecuzione conta più del coraggio. Ed è proprio lì che entra in gioco la tecnica vera.

Come eseguire un lob pulito
Un pallonetto efficace nasce da tre elementi: assetto, contatto e finitura. La forza del braccio conta meno di quanto molti pensino; quello che fa la differenza è la capacità di arrivare bene sulla palla e di darle una traiettoria alta ma leggibile per te, non per l’avversario.
Assetto del corpo
Parto sempre da una base stabile: piedi leggermente più larghi delle spalle, ginocchia morbide e peso del corpo ben distribuito. Il busto deve restare basso abbastanza da permettere alla racchetta di entrare sotto la palla senza irrigidire il polso.
Impatto sulla palla
L’impatto ideale avviene mentre la palla sta scendendo, non quando è ancora in salita. In termini pratici, è più facile controllarla quando arriva circa all’altezza della vita o poco sotto, perché hai più margine per accompagnarla e meno rischio di schiacciarla.
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Traiettoria e uscita del colpo
La racchetta deve salire in modo fluido, con un finale alto e naturale. Non cerco un colpo rigido, ma una parabola pulita che superi gli avversari con margine: come riferimento, mi piace che la palla cada nell’ultimo terzo del campo, idealmente vicino alla parete di fondo ma senza morire troppo corta.
| Aspetto | Cosa fare | Cosa evitare |
|---|---|---|
| Preparazione | Breve, compatta, con equilibrio | Movimenti ampi e tardivi |
| Contatto | Palla in discesa, corpo sotto controllo | Colpire in corsa o da troppo lontano |
| Traiettoria | Alta, profonda, morbida | Palla piatta e bassa |
| Finitura | Accompagnare verso l’alto | Fermare il gesto a metà |
La guida tecnica della FITP insiste su un punto che condivido: nel globo a candela, e più in generale nel lob difensivo, il movimento parte da molto in basso e viene aiutato dalle gambe. È un dettaglio semplice, ma spesso è proprio lì che cambia la qualità del colpo.
Quando il gesto è pulito, però, restano i classici errori da partita. E lì si vede davvero chi sta costruendo il colpo e chi lo sta solo “provando”.
Gli errori che lo rendono innocuo
Il problema del lob non è quasi mai l’idea. Il problema è l’esecuzione frettolosa, spesso presa in condizioni che non la giustificano. I difetti più comuni sono ripetitivi, ma anche molto correggibili.
- Colpire troppo presto: se anticipi la palla senza aspettare la discesa, la traiettoria tende a scappare o a restare troppo bassa.
- Forzare la potenza: il lob non ha bisogno di velocità, ha bisogno di profondità e controllo.
- Restare rigido sulle gambe: senza un buon piegamento, la palla esce piatta e leggibile.
- Giocarlo da una posizione scomoda: se sei sbilanciato, il margine tecnico crolla quasi sempre.
- Non dare abbastanza margine: un pallonetto che supera gli avversari di pochi centimetri è spesso un regalo.
- Diventare prevedibile: se lo usi sempre negli stessi momenti, gli avversari iniziano a leggerlo in anticipo.
Il rimedio, nella mia esperienza, è quasi sempre lo stesso: un passo in più per sistemare il corpo e un colpo in meno per dimostrare qualcosa. Il lob premiato dal punteggio è quello che fa lavorare l’avversario, non quello che impressiona chi guarda.
Una volta tolti gli errori grossolani, il passo successivo è allenarlo con criteri semplici e misurabili.
Come allenarlo in modo utile, non casuale
Allenare il lob bene significa dargli un bersaglio, una misura e una pressione realistica. Se in campo fai solo pallonetti “a sensazione”, migliori poco; se invece imposti obiettivi chiari, la precisione cresce molto più in fretta.
| Esercizio | Obiettivo | Volume consigliato |
|---|---|---|
| 10 lob a bersaglio | Colpire l’ultimo terzo del campo | 3 serie da 10 palle |
| Lob dopo vetro | Abituarti al tempo della palla in discesa | 2 serie da 8-10 palle per lato |
| Alternanza lob e chiquita, cioè un colpo corto e basso ai piedi degli avversari | Imparare a leggere profondità e ritmo | 5 minuti continui |
| Lob sotto pressione | Mantenere equilibrio con avversari a rete | 2 serie da 12 palle |
Se vuoi un riferimento concreto, punta a chiudere almeno 7 pallonetti su 10 nella zona giusta prima di aumentare la difficoltà. Io preferisco partire da un target semplice e poi stringere il bersaglio, invece di chiedere subito una precisione da partita perfetta.
Un altro esercizio molto utile è quello con obiettivi alternati: una palla profonda al centro, una sul rovescio dell’avversario immaginario, una più vicino al vetro laterale. Ti aiuta a capire che il lob non è solo “alto”, ma anche direzionale.
Quando inizi a gestire bene il gesto, puoi usare il pallonetto in tre modi diversi. Ed è lì che il colpo smette di essere semplice difesa e diventa vera tattica.
Come si differenziano lob difensivo, offensivo e a candela
Non tutti i lobi servono allo stesso scopo. Alcuni ti fanno respirare, altri ti portano avanti, altri ancora sono una soluzione estrema per uscire dal pressing. Capire la differenza evita di scegliere sempre lo stesso colpo per situazioni diverse.
| Tipo di lob | Quando usarlo | Obiettivo | Rischio |
|---|---|---|---|
| Difensivo | Se sei sotto pressione o schiacciato | Guadagnare tempo e rimetterti in equilibrio | Medio se la palla resta corta |
| Offensivo | Su una palla comoda e leggibile | Far arretrare gli avversari e prendere la rete | Basso se hai buona precisione |
| A candela | Quando vuoi alzare molto la parabola | Spezzare il ritmo e togliere riferimenti | Più alto, soprattutto outdoor |
La FITP descrive il globo a candela come un colpo che rallenta il gioco e infastidisce la coppia rivale. In pratica, è una scelta utile quando hai bisogno di togliere velocità allo scambio, ma non è il colpo da usare con leggerezza: richiede sensibilità e una lettura abbastanza lucida del momento.
Il punto finale, per me, è questo: il lob funziona quando smette di essere un gesto isolato e diventa parte di un piano. Ed è proprio da qui che si vede se stai giocando il punto con ordine oppure solo reagendo.
Il dettaglio che fa passare il lob da difesa a comando del punto
Se devo ridurre tutto a una sola priorità, scelgo la profondità. Un lob alto ma corto non serve quasi a nulla; un pallonetto che arriva nel terzo finale del campo, invece, obbliga gli avversari a cambiare postura, timing e intenzione.
Per questo io ragiono sempre in termini di effetto, non di estetica. Un buon lob ti fa guadagnare almeno due cose subito: spazio per rientrare e tempo per riprendere la rete. Se riesci a ottenere entrambe, hai trasformato una situazione scomoda in un vantaggio concreto.
Allenalo con pazienza, usalo solo quando la palla te lo consente e non cercare mai di “risolvere” con la forza quello che si costruisce meglio con equilibrio e misura. Nel padel, il colpo che sembra più semplice è spesso quello che richiede più controllo; il lob è esattamente così.
