Álex Ruiz è un riferimento utile per capire cosa serve davvero per restare competitivi nel padel professionistico: qualità tecnica, ordine tattico e una presenza mentale che regge nei momenti lunghi della partita. Qui trovi una lettura concreta del suo profilo, del lavoro sul lato destro, delle coppie che hanno segnato la sua crescita e di ciò che un giocatore amatoriale può copiare senza falsi miti.
I punti da tenere a mente
- È un giocatore spagnolo di Málaga, nato nel 1994, alto 1,87 m, stabilmente impiegato sul lato destro.
- Nel profilo FIP aggiornato a marzo 2026 era intorno alla 21ª posizione del ranking.
- La sua forza non è il colpo fine a se stesso, ma la capacità di costruire il punto con pazienza e precisione.
- La sua carriera si è consolidata nel World Padel Tour e continua nel nuovo scenario Premier Padel/FIP.
- Per chi si allena, il suo gioco offre lezioni molto concrete su difesa, transizione e scelta dei momenti giusti.
Chi è Álex Ruiz e perché resta un riferimento nel padel
Nato a Málaga il 12 giugno 1994, alto 1,87 m, il giocatore andaluso è da anni una presenza stabile nella parte alta del circuito. Nel profilo FIP aggiornato a marzo 2026 era intorno al 21° posto, un dato che racconta bene la sua continuità più della singola settimana brillante. Io lo considero uno di quei profili che non vivono di picchi casuali: si costruiscono attraverso abitudini solide, lettura del punto e capacità di stare dentro la partita anche quando il ritmo si alza.
La sua reputazione si è formata soprattutto nel World Padel Tour, dove ha mostrato di poter reggere i migliori per qualità di palla e tenuta competitiva. Oggi il suo nome resta rilevante anche nel nuovo ecosistema del padel professionistico perché porta una cosa rara: efficienza. Non spreca energie, non forza sempre la soluzione e, proprio per questo, rende bene nelle partite di alto livello. Da qui si capisce meglio il suo stile, che vale la pena leggere con attenzione.
Con Carlos Pozzoni in panchina ha continuato a dare l’impressione di essere un giocatore molto allenabile, cioè capace di adattarsi senza snaturarsi. E questo dettaglio, nel padel moderno, pesa tantissimo quando si passa dal talento al rendimento costante.

Il suo gioco da destra è più utile di quanto sembri
Ruiz è un giocatore da lato destro che costruisce il punto più che inseguirlo. In pratica, questo significa due cose: tiene alta la qualità della difesa e sa trasformare una palla neutra in una situazione di vantaggio senza forzare il rischio. Il suo valore non sta solo nel colpo spettacolare, ma nella sequenza giusta al momento giusto.
Nel suo repertorio contano molto la bandeja, cioè il colpo sopra testa controllato che mantiene la rete, e la vibora, una versione più aggressiva e tagliata che fa scendere la palla con effetto. Sono colpi tecnici, ma la differenza vera la fa il contesto: Ruiz li usa per governare lo scambio, non per cercare il vincente immediato a ogni costo. È un dettaglio che molti amatori sottovalutano, poi si chiedono perché il loro gioco diventa confuso sotto pressione.
Io lo leggo così: quando il punto si allunga, lui non si disordina. Assorbe, accompagna e sceglie. E proprio qui passa il filo che collega tecnica e tattica, perché il suo modo di stare in campo è più replicabile di quanto sembri.
Cosa può imparare un amatore dal suo modo di giocare
La parte utile non è copiare il livello dei colpi, cosa impossibile per la maggior parte dei giocatori, ma copiare il criterio con cui li sceglie. Se alleno un gruppo o parlo con chi gioca il doppio una o due volte a settimana, il messaggio è sempre lo stesso: prima ordine, poi intensità. Ruiz funziona perché riduce il numero di decisioni sbagliate, non perché tenta più magie degli altri.
La traduzione pratica è semplice e si può portare subito in allenamento.
| Cosa fa lui | Perché funziona | Come adattarlo all’amatore |
|---|---|---|
| Difende con profondità | Rimette la coppia in partita e guadagna tempo | Obiettivo: 7 palle su 10 oltre la linea del servizio |
| Gestisce la rete con bandeja e vibora | Evita di regalare il controbreak del punto | 3 serie da 10 bandejas per lato, concentrate sul controllo |
| Accelera solo quando la palla è favorevole | Riduce gli errori gratuiti | Allenarsi a riconoscere una palla corta prima di cercare il punto |
| Resta ordinato nei momenti lunghi | La pressione dell’avversario pesa meno | Usare routine brevi tra i punti: respirazione, palla, posizione |
La cosa che consiglio sempre è non confondere pazienza con passività. Ruiz non aspetta che l’avversario sbagli: prepara il punto migliore. Se fai il contrario, cioè giochi sempre in affanno o sempre in attesa, perdi il vantaggio tecnico appena il livello sale. Da qui si arriva a un altro elemento decisivo: le coppie con cui ha costruito il suo percorso.
Le coppie che hanno segnato la sua carriera
Nel padel il compagno non è un dettaglio: cambia i corridoi da coprire, le velocità del punto e perfino il tipo di decisione che devi prendere sotto pressione. La traiettoria di Ruiz lo dimostra bene. Con partner diversi ha dovuto adattare il proprio peso tattico, passando da fasi più esplosive ad altre più stabili e strutturate.
Se guardo alla sua storia recente, vedo tre passaggi utili da leggere.
- Con Franco Stupaczuk ha trovato una fase di grande impatto, quella che lo ha fatto percepire come giocatore pronto per i grandi palcoscenici.
- Con Juan Tello ha consolidato una coppia capace di unire potenza e copertura del campo, utile nei match più fisici.
- Con Juanlu Esbrí ha dato l’idea di cercare più continuità e automatismi, un aspetto che nel padel moderno vale quasi quanto il talento puro.
Qui il punto non è scegliere la coppia “più forte” in astratto. Il punto è capire che il rendimento di un giocatore di destra cresce quando il partner gli permette di restare nel suo range ideale: ordine, lettura e pressione progressiva. In questo senso, la sua carriera è una buona lezione per chi cambia compagno spesso e pensa che basti il feeling dei primi giorni. Spesso non basta: servono schemi ripetuti e tempi condivisi.
La sua tenuta mentale pesa quanto il braccio
Un aspetto che rende la sua storia più interessante è la gestione quotidiana di un corpo che deve restare affidabile sotto carico. Ruiz ha raccontato pubblicamente di convivere con il diabete di tipo 1 fin dall’infanzia, e questo aggiunge una dimensione concreta alla sua carriera: non basta allenarsi bene, bisogna anche governare routine, alimentazione, recupero e attenzione ai dettagli. È il tipo di esempio che vale molto per chi pratica sport ad alti ritmi, anche fuori dal professionismo.
Io qui vedo una lezione semplice ma poco glamour: la prestazione non nasce solo sul campo. Sonno regolare, gestione dei carboidrati intorno agli sforzi, idratazione e capacità di ascoltare i segnali del corpo fanno parte del pacchetto. Per un amatore questo non significa medicalizzare ogni allenamento; significa però smettere di trattare recupero e alimentazione come accessori. Nel padel, soprattutto nei tornei o nelle sessioni intense, sono loro a stabilire quanto resta nelle gambe e nella testa dopo un’ora e mezza di gioco.
Quando un giocatore riesce a restare lucido nei punti lunghi, spesso la differenza non è soltanto tecnica. È disciplina. Ed è proprio questa disciplina che si vede meglio quando si osservano i dettagli delle sue partite.
Come leggere le sue prossime partite con occhio davvero utile
Se vuoi studiarlo bene, non guardare solo gli highlights. Le chiavi vere sono quasi sempre più silenziose.
- La qualità del primo colpo dopo la risposta: se la palla torna profonda, la sua coppia respira.
- La precisione delle bandejas: quando sono tese ma controllate, il punto resta in mano loro.
- Il lavoro sul centro: nel padel il centro del campo decide più scambi di quanto sembri.
- La scelta dei momenti per accelerare: se attacca solo con palla favorevole, sta giocando bene.
Per me è questo il valore di Ruiz nel 2026: non è solo un nome importante del circuito, è un caso di studio su come si resta competitivi con intelligenza, ordine e continuità. Se segui il padel per migliorare il tuo gioco, il modo migliore di guardarlo è chiederti non “che colpo ha fatto?”, ma “perché quel colpo era la scelta giusta in quel momento?”.
